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Novanta minuti a volume massimo: come la radio sportiva diventa il cuore di una città

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Novanta minuti a volume massimo: come la radio sportiva diventa il cuore di una città

Photo: FilBox101, CC0, via Wikimedia Commons

Chiedete a un tifoso com'è andata la partita e vi racconterà il gol. Chiedetegli come l'ha sentito e vi racconterà la voce di chi l'ha telecronacato. Perché nel calcio italiano la radio non racconta le partite: le abita. E nel derby — la partita che divide una città in due — la voce del commentatore diventa patrimonio collettivo, quasi un bene pubblico.

La telecronaca come arte urbana

C'è una differenza enorme tra raccontare e interpretare. Le radio nazionali tendono al racconto: dati, assetti tattici, nomi dei giocatori. Le radio locali, quelle che seguono la squadra di città con esclusività quasi possessiva, fanno un'altra cosa: costruiscono una narrazione in cui l'ascoltatore riconosce il proprio quartiere, la propria abitudine, la propria rabbia.

Nel giorno del derby questo diventa visibile all'osservatore attento. Le due emittenti cittadine raccontano lo stesso evento, ma producono due partite diverse. Il fallo di centrocampo è «un intervento netto» per una parte e «un fallo clamoroso» per l'altra. E nessuno dei due sta mentendo: stanno semplicemente descrivendo la realtà dal punto di vista di chi ci vive.

Le scuole italiane: dal lamento al lirismo

Il panorama radiofonico sportivo italiano si può dividere in alcune grandi tradizioni. C'è la scuola del lirismo, dove il gol viene allungato in sillabe che sembrano volare — una tradizione che affonda nelle radio degli anni '70 e che oggi sopravvive soprattutto nelle emittenti locali del Centro e del Sud. C'è la scuola del lamento, più nordica, dove la telecronaca è un dialogo con l'arbitro e la sfortuna. E c'è la scuola del dialogo, fatta di due voci che si interrompono, si contraddicono, ridono: il rischio è il caos, ma quando funziona è la cosa più vicina a un bar che la radio abbia mai prodotto.

Il punto in comune è che in tutte queste scuole il commentatore non è neutrale. Non deve esserlo. La sua passione è la materia prima del programma: senza, resterebbe solo un elenco di eventi.

E fuori dall'Italia?

Girando il mondo con le orecchie, si scoprono approcci completamente diversi. Nelle radio sudamericane la telecronaca è una performance quasi teatrale: il gol può durare un minuto intero di vocalizzi, e il pubblico lo pretende. In Giappone lo stile è opposto — precisione, controllo, una tensione trattenuta che rende il momento decisivo ancora più esplosivo per contrasto. Nel Regno Unito, infine, la tradizione delle radio locali è fatta di umorismo e autocommiserazione, un modo britannico di dire che il calcio è una disgrazia da condividere.

Il bello di ascoltare le stazioni straniere è capire che il derby, ovunque, funziona allo stesso modo: due città sonore che si sovrappongono senza mai incontrarsi.

Come ascoltare un derby (guida pratica)

Se volete provare l'esperienza, ecco il nostro metodo:

  1. Scegliete la parte. Anche se non tifate nessuno dei due, scegliete un' emittente e restateci per tutto il primo tempo. La telecronaca funziona solo se ci si abbandona.
  2. Cercate la radio locale, non quella nazionale. Le emittenti cittadine hanno meno filtri e più cuore.
  3. Poi, al secondo tempo, cambiate parte. Ascoltate la stessa azione raccontata dall'altra sponda. È l'esercizio più istruttivo che esista sul potere della voce.
  4. Infine, provate all'estero. Un derby sudamericano in radio è un'esperienza che non richiede di capire la lingua: il tono della voce vi dirà tutto.

La voce che resta

Alla fine, ciò che rende speciale la radio sportiva è lo stesso che rende speciale una città: la sensazione di far parte di qualcosa che non si spiega a chi non c'era. Il commentatore che si alza dalla sedia, la redazione che esplode alle spalle, la linea telefonica del tifoso che non si capisce ma si capisce tutto — questo non lo produce nessun algoritmo.

Il prossimo derby della vostra città, provate a viverlo in cuffia, magari girando la mappa di Radio Garden fino a trovare una stazione che tifa contro di voi. Vi accorgerete che il calcio, in radio, è prima di tutto una questione di voce.

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